Una storia della Sagra attraverso i libretti

di Ottaviano Giannangeli

Col nome di Maggiolata comincia il primo ciclo della Festa delle Ciliegie, che diremmo, per i primi quattro anni, non troppo autonomo per organizzazione, in quanto le edizioni si svolgevano, dal 1946 al ‘49, il 17 (dalla prima alla terza) o il 18 maggio (per la quarta edizione del ‘49) nell’ambito della vigilia o della festa di S.Venanzio, e quindi il Comitato era lo stesso che organizzava la festa del Patrono. La quinta edizione fu spostata ai primi di giugno (per la precisione a Domenica 4, ma per errore sulla copertina fu scritto 5). Il gruppo che eseguiva le canzoni fu denominato “Gruppo Folcloristico raianese”. Di anno in anno cresceva e si irrobustiva. Le prime uscite del Gruppo furono: a San Demetrio (il paese ove Umberto stava svolgendo il primo anno di Scuola Elementare quando morì nel marzo del 1924, trentunenne) il 18 giugno del 1949, e, nello stesso anno, a Teramo il 26 dello stesso mese, per la prima Mostra di Artigianato Abruzzese, il 14 ottobre ad Introdacqua e nientemeno al Teatro Comunale di Sulmona, “dinanzi alla Commissione d’inchiesta per il Capoluogo d’Abruzzo”, come si legge in quel primo libretto. Come si vede, la data è storica e andò a finire sul Giornale d’Italia dell’11 Febbraio 1950, “capo Sulmona”. Ho indugiato su queste prime date che rimontano a più di sessanta anni fa perché è difficile riscontrarle altrove. Io mi sono sempre battuto per questi libretti ove è la storia in pillole della Sagra, e io col Comitato Sagra dovevo estorcere un po’ di Lire al Sindaco di allora, “Cav. Cesidio Corsetti” per stamparli. Cominciò a stamparli in quel tempo anche Introdacqua, per la festa di Santa Cecilia in Novembre che segna la conclusione dell’anno bandistico, e cominciò a farli uscire Vittorito per la sua Sagra dell’uva.

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Corsetti teneva certo alla “visibilità”, ma anche invitava personaggi di rilievo nello specifico dell’Amministrazione Agraria (ricordo il prof. D’Alessandro) ad occuparsi delle Ciliegie di Raiano. Nel campo artistico furono presenti a Raiano al tempo della Sagra più volte il Maestro Antonio Di Jorio e, nel 1950, il Maestro Guido Albanese che applaudì i cori, appunto, di Vittorito e Raiano.

Io guidai da appassionato dilettante il Gruppo di Raiano fino a tutto il 1956, per dieci edizioni, perché nella Maggiolata-Sagra del 1948, terzo anno della manifestazione passai la direzione, solo per quell’anno, a Oreste Ferrini dovendo io pensare all’organizzazione generale, con le presenze dei cori di Pratola Peligna, diretto da Gaetano Polce, e di Sulmona, diretto da Benedetto Bianchi, col quale stampai ben ventiquattro canzoni, con miei versi, in un fascicolo d’arte della Settembrata Abruzzese. Di altre canzoni fui partner di Padre Donato Di Pasquale, di Antonio Di Jorio e di tanti altri compositori. I libretti da me curati cominciarono ad inseguirsi dopo il primo della V Sagra del 1950, continuarono con la VI del ‘51, la IX del ‘54, la X del ‘55 e la XI del ‘56. Riguardandoli oggi non solo si riacquisisce qualche dato che sembrava sfuggire dalla mia memoria, ma si coglie qualche data che ha creato confusione, negli anni in cui io fui assente dalla manifestazione, per essermi trasferito da Raiano a Sulmona, dove insegnavo, dall’anno cinquantotto al sessantadue compreso. È importante per la cronologia ciò che dico. Mi soffermo su qualche osservazione essenziale. Nel ‘57 ero ancora a Raiano, ma non potei rendermi disponibile per organizzare la Sagra (è l’anno in cui, tra l’altro, fondo a Sulmona la rivista “Dimensioni”). 

Nell’anno ‘58 sono a Sulmona, ma sono certo che la Sagra non ha luogo. Orbene, in un libretto molto più vicino a noi, della XL Sagra del 4 giugno 1995, a cura del Comune di Raiano con la collaborazione del Centro Servizi Culturali di Sulmona, in quarta di copertina, trovo una foto dei Gruppo folk di Raiano che si concede un’ora di libertà al giardino della piscina dell’Aquila il 23 giugno del 1952, dopo un’esibizione al Campo Sportivo: ebbene, c’è una scritta in sovrimpressione che recita: “Sagra delle Ciliegie del 1958”, quando in tale anno, come detto, non c’è stata nessuna Sagra a Raiano. Il guaio è che nei fascicoli a base di foto che vivono oggi una vita intensissima gli errori si moltiplicano e congiurano contro una pignola ricerca storica. Nel ‘55 e ‘56, prima di lasciare Raiano e andare a vivere a Sulmona, ero venuto già affidando la direzione del coro a professionisti, un violinista come Mariano De Benedictis (citato dianzi), un fisarmonicista come Rino Panza, io collaboro alla guida artistica, alla lettura letteraria dei testi delle canzoni: partecipo con un certo successo alla Maggiolata di Ortona, alla Settembrata di Pescara, al Festival di Vasto; ma mi torna la nostalgia di guidare un coro a Raiano con un complessino (chitarra, fisarmonica, mandolino) che carico sulla millecento a Sulmona e trasporto a Raiano a far le prove con un coretto che trovo in loco, alla sala comunale (posso dire, o dovrei tacere, che mi rubano dal cofano della macchina lasciata sotto la scalinata della chiesa un bel registratore che dovrò ripagare al proprietario? E' la prima volta che partecipo la notizia).

E' la XVI Sagra delle Ciliegie di Domenica 9 giugno 1963. E' anche la prima volta che nella organizzazione al Comune di Raiano (Sindaco Giuseppe De Michele) si associa la Pro Loco di Raiano (Presidente il Comm. Corsetti, Onorario l’On. Di Giannantonio il presentatore: Fucinese). Dopo i due buchi della Sagra nel ‘57 e ‘58 non ce ne sarebbero stati altri a partire dal 1946 fino ad arrivare a quelle che si susseguono regolarmente dal ‘59 al ‘65 e qui si spalanca un abisso: dal ‘65 al ‘75 si cade in un periodo di grande inerzia: non ci sono più Sagre, salvo che tra il giugno e l’agosto di quest’ultimo anno si produce un doppio evento artistico a Raiano, nascono due cori: il “Rajane cante” di Don Americo Di Biase che riprende la tradizione della festa di giugno, mentre un altro coro “I vecchi cantori”, inizia in agosto, prima della ripartenza dei molti emigrati raianesi, dopo la metà del mese, la programmazione di una serie monotematica annuale di canti abruzzesi di autori (Di Jorio, Albanese, Gargarella, Canti della Valle Peligna, ecc., che condurrà in dieci anni a belle riscoperte con concerti per il paese natio e repliche nella regione (Sulmona, Pescara, Ortona, Lanciano). “I vecchi cantori” non saranno altro che il nucleo dei giovani e i ragazzi dell’antico “Gruppo Folkloristico Raianese” che ha maturato età ed eseperienza.

Non sono eccessivi due cori per una cittadina che non sorpassa i tremila abitanti? Ma a Raiano in quel certo periodo c’è entusiasmo che genera ricchezza di iniziative; il numero due diventa una norma: vi sono due squadre di calcio, due radio locali. In casi del genere nasce anche della concorrenza, del tifo, ma Raiano è un paese civile e tutto si tiene nei dovuti limiti di correttezza. Basti pensare che io che dirigo “I vecchi cantori” (e mi prendo a compagno Damiano Fucinese) sono chiamato da Don Americo già nel primo anno della Sagra delle Ciliegie, che inizia la sua nuova vita con la stabilità del Coro “Rajane cante”, con una nuova organizzazione che comprende l’Associazione Pro Loco, naturalmente il Comune e due nuovi organismi: la Cooperativa A.P.A., e il Circolo di Cultura, sono chiamato – dicevo – da Don Americo a intramezzare le esecuzioni delle canzoni con una poesia (“per far ridere la gente” dice testualmente), e la gente riderà di cuore con la mia composizione che è stata ritenuta la più divertente di sempre, ossia “Le malenòmere” (I soprannomi). Il libretto non cambierà stile nel ‘75, ‘76, ‘77..., riportando qualche introduzione (che però nel ‘76 manca), le canzoni che verranno cantate, i gruppi che partecipano e, fino al ‘77, l’elenco (come io solevo fare dal primo libretto del 1950, V Sagra) delle “esibizioni del Gruppo Folcloristico Raianese’’ e degli altri che si susseguiranno, anzi dell’unico che rappresenterà Raiano, cioè il “Rajane cante”, tranne la sua indisponibilità per qualche Sagra. Ma dalla Sagra di Domenica 6 giugno 1976 che sull’apposito libretto figura la Ventesima si passa, col libretto di quella di Domenica 22 maggio 1977, alla Ventiduesima. Io, che non ho a che fare con l’organizzazione del libretto e che mi sono dato cura di consegnare le “Parole di presentazione alla Sagra” mi trovo spiazzato. Si è voluto aggiungere alle Sagre che si sono effettuate sotto gli occhi di tutti una Sagra forse pregressa: forse una “Festa delle Ciliegie” del 1939 che anche io m’ero dato cura di ricordare, ma che non aveva visto in campo un vero coro, né una programmazione (comunque, tale festa pregressa è da attribuire al ‘39 e non al ‘29, come è stato scritto nella didascalia di una foto). Dalla X Sagra del 1955 alla citata XXII del 1977 le copertine dei libretti sono state illustrate dallo xilografo Alfredo Galileo Postiglione (fratello minore di Ermete) che i giovani raianesi forse non ricordano; quelle della XXIII (‘78) e XXIV (‘79) dal pittore Nestore Del Boccio. È quasi incredibile che questo testimone della Sagra che è il libretto taccia dal 1980 al 1990 e poi si riveda soltanto, con l’artista Benni, nel ‘91 e nel ‘95, quando apparirà ancora Alfredo Postiglione con la famosa donna del canestrino sulla testa (che in grande formato costituirà il manifesto che si vedrà in tutto l’Abruzzo). La serie dei libretti andrà avanti in continuità per il ‘96, ‘97, ’98, ‘99 (Sagre XLI XLIV) e, dopo due altre pause, finalmente, dal 2002 al 2010, dalla quarantasettesima alla cinquantacinquesima.

Inutile stare a ripetere ancora che la nostra Sagra delle Ciliegie si è allineata con le migliori feste folcloristiche regionali, che di anno in anno ha preso lo slancio per allargarsi anche a importante manifestazione fieristica, per agire anche da propellente per altri prodotti tipici della Vallata Peligna del Centro Abruzzo. La formula che legava il prodotto agricolo a una rassegna artistica fondata sui cori, sulla tradizione canora, era indovinata dall’inizio. Raiano richiama dall’interno e dalla marina gente, visitatori ...

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